IL VUOTO
Racconto breve inventato. Buona lettura a tutti voi!!
Elisabetta, non riesciva a dimenticare quel momento. Sua madre, Graziella, era immobile, come svuotata. Io osservavo tutto con occhi increduli, cercando di dare un senso a ciò che stava accadendo.
Ezio, suo padre, era il centro oscuro di quella scena. Non un salvatore, ma il carnefice. Era lui che aveva lasciato tutto andare, che aveva ridotto la nostra vita a un cumulo di silenzi e macerie.
Il luogo che aveva sempre chiamato casa non esisteva più. Non fisicamente, ma dentro di noi. Era stato abbandonato.
Quando lo vide, le sembrò tutto spaventoso. Non per ciò che era, ma per ciò che rappresentava.
Sua madre non voleva che si sapesse. Lo ripeteva in continuazione, come se quelle parole potessero proteggerla. “Non voglio che si sappia… non voglio che si sappia…”
Era una litania, un’ossessione. Ogni volta che qualcuno si avvicinava, lei si chiudeva, temendo che la verità venisse a galla.
“Non voglio che si sappia… non voglio che si sappia…”
Lei era lì, a raccogliere i frammenti. A cercare di capire come si potesse sopravvivere a un padre che distrugge, a una madre che si nasconde, a una verità che nessuno vuole pronunciare.
E in quel silenzio, in quel luogo metaforico abbandonato, capii che non era solo la casa a essere crollata. Era la sua storia. Era sua madre. E forse, anche lei.
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