NORMALITÀ: UNA QUESTIONE DI SGUARDI
Stavo pensando... cos’è la normalità secondo voi?
Se la cerchiamo nel dizionario, troviamo una definizione che recita più o meno così: "Condizione ricorrente alla consuetudine ed alla generalità, intesa come 'regolarità' o 'ordine'."
In sostanza, tutte quelle azioni o abitudini adottate dalla maggioranza delle persone e ripetute nel tempo.
Ed infatti, se ci pensate, sin da bambini ci viene insegnato che è la maggioranza a stabilire ciò che è bene fare o non fare, quali abitudini perseguire e ciò che è socialmente accettabile.
Questo perché è naturalmente impossibile riuscire ad accontentare tutti allo stesso modo, il che rende questo concetto assolutamente comprensibile, se non fosse per una cosa: la soggettività.
Se ci pensate bene, ciò che comunemente viene definito "normale" per i disabili, ad esempio, potrebbe non avere alcun senso o comunque comportare un ostacolo.
Per un ipovedente è perfettamente normale muoversi a piedi o utilizzando i mezzi pubblici, per un sordo-muto è normale comunicare attraverso la lingua dei segni, per un autistico è invece normale esprimersi attraverso un modo comunicativo formale, privo di sfumature non verbali, che può sembrare quasi asettico, e così via… giusto per citarne alcuni.
Mentre per chi può vivere una vita piena e priva di barriere tutto questo può sembrare così lontano dal suo mondo da non prenderlo neppure in considerazione.
In questo caso non si può parlare di mera indifferenza, in quanto semplicemente il suo concetto di "normalità" si basa su criteri, abitudini ed esigenze diverse.
Perciò, ogni volta che affronto qualcosa o prendo una decisione, piuttosto che chiedermi se questo rispecchi il concetto di normalità dato dai più, mi domando se corrisponde alla MIA normalità e alle esigenze del momento.
Fare questo nella società di oggi richiede un coraggio non indifferente, perché vuol dire scegliere di non tradire me stessa e non tirarmi indietro davanti alle sfide che, seppur ardue a volte, mi spronano a crescere.
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